Mary Cotugno – L’immaginaria fertile che veste di fuoco la parola

“La parola che diventa incantesimo, cura, ribellione.”
— Mary Cotugno

C’è chi scrive per raccontare, e chi scrive per resistere.
Mary Cotugno appartiene a questa seconda categoria: la sua poesia è un atto di cura e ribellione, un rifugio per l’anima in un mondo che spesso non ascolta.

Con la silloge Mi sono vestita di fuoco, pubblicata da Introterra Edizioni, Mary invita il lettore in una dimensione percettiva alternativa, dove la parola si fa fuoco, luce e respiro.
«Il filo conduttore di questo viaggio tra i miei versi è l’evasione dalla realtà ordinaria — racconta — la creazione di una dimensione percettiva variegata e alternativa al frastuono del quotidiano, un rifugio per l’anima. Sono immaginaria fertile.»

Tra radici e incantesimi

La poesia di Mary nasce da uno sguardo partecipativo, capace di cogliere la “trama luminosa che permea tutte le cose”.
Scorre come “il fluire copioso e sinuoso di un fiume”, un movimento costante che unisce introspezione e apertura verso l’altro.

Nei suoi testi si intrecciano delicatezza e forza, il desiderio di custodire il bambino interiore (Essenza), la spinta a preservare la propria unicità (Prospettiva poietica), e la ricerca della poesia nell’accadere stesso della vita (Esserci).
Ogni componimento sembra custodire un frammento della sua visione: quella di una poesia che non si eleva per fuggire il reale, ma lo attraversa per trasformarlo in consapevolezza.

C’è anche la terra come elemento fondante: Sant’Agata de’ Goti, la sua città, “bella, struggente, taciturna, malinconica ma resistente”, diventa scenario interiore, spazio di silenzio e di connessione.
«È un luogo — spiega — dove l’anima si fa e si entra in contatto autentico con sé stessi e con il cosmo cui si appartiene.»

La parola che cura e ribella

Per Mary, la poesia non è solo espressione, ma atto di creazione, nella sua accezione più pura: la poiesis greca.
È la parola che evoca un incantesimo, che nutre, che scava, che diventa “rastrello per esplorare gli spazi del sottosuolo”, strumento di conoscenza e di guarigione.

La sua forza risiede nella semplicità del linguaggio: limpido, accessibile, privo di orpelli, ma mai superficiale.
«Condividere e divulgare in maniera chiara e trasparente il messaggio poetico — dice — è un modo fertile e dirompente di fare poesia.»
Una poesia che non esclude, ma invita chi legge a partecipare, a sentirsi parte viva del processo creativo.

Il suo stile si muove in equilibrio tra tradizione e innovazione, in una lingua che riconosce il valore del passato ma si rinnova costantemente, come un filo che unisce ciò che è stato a ciò che sarà.

Un seme di meraviglia

La poetica di Mary Cotugno è un cammino luminoso tra gli opposti: la concretezza e l’immaginazione, il silenzio e la voce, la fragilità e la forza.
Ogni verso è un tentativo di abitare la meraviglia, di restituire senso e bellezza a ciò che spesso passa inosservato.

«Mi renderebbe felice — confida — che il lettore conservasse nel cuore l’arte della meraviglia e il barlume della speranza, sentendosi compreso con le proprie luci e vulnerabilità. Ho sparso semi al vento che auspico fioriranno in qualche giardino.»

In un tempo di rumore e distrazione, la poesia di Mary Cotugno ci ricorda che la parola può ancora accendere la coscienza, curare le ferite e illuminare il cammino.
Una voce che veste di fuoco la parola e la restituisce al mondo come promessa di rinascita.

Mi Sono Vestita di Fuoco