Velature di Francesca Fallarino: la poesia come rifugio e rivolta dell’anima

Velature, nuova pubblicazione poetica di Francesca Fallarino edita da Introterra Edizioni, è un’opera che si muove come un corpo vulnerabile nel buio, cercando luce, senso, amore. È una raccolta dove la parola si fa materia fragile e potente, scavo interiore e denuncia sommessa, in cui ogni poesia è un varco aperto tra la carne e l’invisibile, tra il dolore e il desiderio di ricominciare.

La prefazione di Alessandro Paolo Lombardo accompagna il lettore con una riflessione profonda sull’essenza del linguaggio poetico: «I versi di Francesca Fallarino sembrano appunti lacunosi di una diaspora da se stessi, brandelli di spazio convertito in tempo, trasformato in voci e parole sussurrate all’Infinito in un disagio ramingo che sa di poesia». Ed è proprio questo disagio ramingo – un senso di spaesamento esistenziale e spirituale – a tessere la trama dell’intero libro.

Francesca Fallarino scrive con un’urgenza emotiva rara. Le sue poesie raccolgono silenzi, memorie, ferite e slanci, e li restituiscono come immagini nitide, intense, talvolta visionarie. La sua voce si muove tra i margini – quelli del Sud interiore e geografico, quelli dell’identità femminile, quelli della solitudine e della sopravvivenza – per restituire un canto che non si piega alla forma, ma la plasma come una materia viva.

Tra i versi affiorano fantasmi nostalgici, ossa inesplorate, profumi di merda e caffè, comete di rabbia, lacrime di miele e madonne di cartongesso: simboli crudi e teneri, realistici e surreali, che formano un vocabolario poetico unico. Fallarino alterna momenti di nuda confessione a squarci filosofici ed escatologici, dove il tempo – tradito, consumato, addomesticato – diventa figura e riflessione.

Il titolo stesso, Velature, suggerisce ciò che si intravede appena, ciò che si cela dietro lo sguardo o dietro una parola non detta. Le velature sono ciò che copre e svela insieme: la malinconia, la rabbia, la maternità, la femminilità, l’assenza, il desiderio.

Ma Velature è anche un atto di ribellione silenziosa. È la testimonianza di una voce che non cerca approvazione ma verità. Una poesia che non consola, ma risveglia. Che non teme la caduta, perché sa che nel fondo si può ancora trovare un filo di luce.

È un viaggio per chi non ha paura di ascoltare il proprio abisso.